Gli agricoltori non sono operai

Dalle prime ore di questa mattina tir, camion e trattori si sono riversati sulle strade siciliane per bloccare la viabilità prendendo di mira le arterie principali, gli svincoli autostradali e i porti. Agricoltori, allevatori, autotrasportatori, pescatori e commercianti si sono riuniti sotto il simbolo del forcone. Hanno intenzione di trasformarsi in una forza d’urto perché la loro non è una protesta ma una rivoluzione. Cinque giorni di blocchi stradali, cortei e manifestazioni per aprire un dialogo sul costo dei carburanti, sulle cedole della Serit, sull’utilizzo dei contributi europei per uscire dalla crisi dell’agricoltura che ogni giorno si fa più acuta. «Occuperemo luoghi strategici e simbolici in tutta la regione: snodi autostradali, porti, raffinerie, aeroporti, banche e sedi della Serit», ha affermato Mariano Ferro, agricoltore e tra i leader del Movimento dei forconi.

Ma gli agricoltori non sono operai e il movimento dei forconi non è un sindacato.
Così la rivoluzione sperata viene ridimensionata dal disinteresse generale. Siamo abituati alla (sacrosanta) solidarietà agli operai, all’intervento dei ministri nelle vertenze dei lavoratori dei poli industriali italiani, alle manifestazione degli studenti fianco a fianco con la Fiom o la Cgil, alla società civile che si indigna contro Marchionne e che sostiene i tassisti. Ai giornali e alle tv che seguono le mobilitazioni davanti ai cancelli delle fabbriche.

Ma gli agricoltori non sono operai, quindi niente solidarietà. Non ci siamo proprio abituati. Gli studenti universitari che ricordano (giustamente) di manifestare solidarietà agli operai di Torino dimenticano di salire sul camion con gli agricoltori siciliani. Dai vertici dei partiti, dai governi nazionale e regionale, nessun comunicato sebbene lo sciopero fosse stato abbondantemente annunciato. Dei sindacati, poi, ci sono agricoltori che giurano di non averne mai sentito parlare. Le televisioni, se non quelle locali, non mandano le loro troupe per raccontare quello che succede, e i giornali nemmeno si sognano una diretta twitter per seguire le mosse del Moviemento dei forconi. Anche qui, le testate locali sono utili eccezioni.

Sono soli, gli agricoltori, ma ci sono. La sorte ha voluto che stamattina piovesse sul loro capo. Però ci sono. A Gela hanno bloccato la città insieme ai lavoratori della raffineria, ad Avola sono riusciti a convincere i commercianti a chiudere le attività commerciali mentre gli studenti delle scuole li hanno seguiti nei diversi presidi. Gli studenti di Rosolini, invece, hanno scelto l’occupazione come forma di protesta. A Palermo, hanno bloccato il porto e la A 19, code e rallentamenti si verificano in tutte le principali autostrade siciliane. Nel catanese difficoltà per la viabilità ad Acireale, San Gregorio e Giarre. Presidi si contano in quasi tutti i comuni dell’isola.

Chi protesta dice di non volersi fermare, creeranno disagi e se ne scusano, ma vogliono andare avanti. C’è tempo quindi per recuperare, per esprimere solidarietà e accendere qualche riflettore su una parte dell’economia siciliana che occupa oltre un milione di persone.

C’è tempo per dire che, se le proteste dei tassisti sono legittime, dovevano esserlo anche quelle degli allevatori che hanno prima acquistato a caro prezzo le quote latte e poi hanno saputo che dal 2015 verranno abolite. O per scoprire che le grandi distribuzioni impongono i prezzi dell’ortofrutta, senza che esista un vero mercato che permetta alle aziende di guadagnare e quindi lavorare. Ci dovrebbe essere spazio per raccontare che mentre gli agricoltori siciliani fanno i conti con disciplinari di produzioni molto rigidi, le industrie importano prodotti senza che il consumatore possa conoscerne il luogo di produzione e le tecniche.

Molte sarebbero le cose da dire sul comparto agricolo siciliano. Anche le pecche, come i contributi a pioggia che non generano efficienza o i problemi del trasporto su gomma spesso nelle mani della criminalità organizzata.

Al di là della retorica, che molto spesso avvolge questa protesta, ci sono problemi concreti, risolvibili se solo venissero presi in considerazione. Un primo passo sarebbe un servizio del Tg in meno sulla stagione sciistica che parte con quindici giorni di ritardo e uno in più sugli agricoltori che da quindici anni sono in affanno.
Bisognerebbe affrontare i problemi per il bene di tutti, dell’economia dell’isola in primis e poi dell’Italia intera. Perché gli agricoltori non saranno operai ma i cancelli rischiano di chiudersi anche per loro. Non sono i cancelli delle grandi fabbriche italiane ma quelli di tante piccole aziende che non riescono più ad andare avanti. E questa non è retorica.

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8 pensieri su “Gli agricoltori non sono operai

  1. se nn avete ancora capito,la sicilia e’ proprio nutrita dall’agricoltura,e quindi dove sta scritto ke gli agricoltori nn sn operai,e la prima volta ke sento qste scemenze

  2. Patty, credo che tu non abbia capito il senso dell’articolo.
    Se leggi attentamente, io intendo dire che gli agricoltori non ricevono lo stesso trattamento di altre categorie di lavoratori quando si parla di visibilità e attenzione ai loro problemi.

  3. Un movimento, di qualsiasi tipo, ha sempre un substrato organizzativo e un proprio “retroterra”, fare informazione significa essere capaci di indagare anche su ciò. Ne sappiamo troppo poco. Leggo per esempio questo articolo di Dario Ronzoni:
    http://www.linkiesta.it/movimento-forconi
    Non vorrei cadere in schematizzazioni troppo sommarie. Ti chiedo perciò a che ne pensi. Ciao.

  4. Professore l’articolo l’ho letto e ho fatto qualche piccola ricerca.
    Il sito di Forza d’urto conferma l’impressione che ha avuto Ronzoni. Il logo scelto, i caratteri neri e il tricolore rimandano ai loghi e i colori di Forza Nuova. Un altro piccolo dettaglio è la favicon: sfondo azzurro caratteri neri e la sigla “FN”. Quella sigla non ha senso se messa in relazione con il nome del movimento.
    Non dicono chi sono (nè sul sito, nè su Fb) e alla voce statuto al momento non c’è nulla.
    Il sito è stato registrato a Catania a nome di Giuseppe Richichi, che ho letto essere il presidente dell’Aias e dalla sua bacheca di Fb non si può dire che sia vicino ad ambienti di estrema destra. Comunque, non conosco i trascorsi politici di questo signore e sarà pure libero di votare il partito che preferisce.

    Il movimento dei forconi, invece, mi pare molto più neutrale già a partire delle descrizioni su Fb: “Il Movimento dei Forconi è un’Associazione di agricoltori, pastori, allevatori stanchi del disinteresse quando non del maltrattamento da parte delle istituzioni”.
    Mentre Forza d’urto è legato all’associazione degli autotrasportatori questi sono semplici allevatori e agricoltori.
    Mariano Ferro che è uno dei “leader”, meglio chiamarlo rappresentante, del Movimento dei forconi è un ex Mpa, ma tutto il movimento è contro Lombardo e la politica, quindi difficile ricondurre il movimento al partito di Lombardo.
    Tra l’altro Ferro è di Avola e magari ricorda i “Fatti di Avola” del ’68.

    Questo non mi basta per credere che Forza nuova possa fare da regia alla protesta. Già in passato si è “infiltrata” e magari è stata tollerata, ma a mio parere sta cavalcando l’onda piuttosto che governarla.

    Io ci vedo tanti agricoltori incazzati. Un comparto al collasso.
    Gli agricoltori non saranno i migliori comunicatori ma mi pare che dalla loro abbiano la ragione. Purtroppo chi cerca di diffondere le loro ragioni si perde nella retorica e si presta a facili strumentalizzazioni.
    Potrebbe dire che produrre un Kg di pomodoro costa 60 centesimi e spesso si vende a 50 centesimi per far capire che le cose non possono andare avanti così, invece sento parlare di rivoluzioni e di Vespri siciliani.

    Al momento mi sento di escludere che dietro tutto ci sia Forza nuova, e ho anche notizie di prima mano dalla provincia di Ragusa.
    Potrei sbagliarmi, aspetto che sia il movimento dei forconi a sgomberare il campo e mostrare la realtà.
    Per saperne di più si dovrebbe parlare con Ferro, Richichi e un consistente numero di agricoltori di diverse zone.

    A questo punto però mi faccio delle domande e le faccio a lei che la storia la mastica 🙂
    Le rivendicazioni degli agricoltori non sono storicamente di sinistra?

    Nel mio post lamento che chi, anche nel passato recente, ha appoggiato gli operai oggi dimentica di appoggiare gli agricoltori, perché? Dov’è il Movimento studentesco di Catania sempre attento ai lavoratori e ai precari?
    Dove sono i partiti di sinistra? Non hanno nulla da dire?

    Per Forza nuova così è anche troppo facile.

  5. Voglio aggiungere una cosa che reputo importante.
    Gli agricoltori non sono esenti da colpe, sia chiaro. Si sono fatti trascinare in questa situazione da politici che li hanno usati come bacino di voti in cambio di piccole ricompense.
    Ora tutti, dovrebbero invertire la tendenza e puntare a rinnovare il più importante settore economico siciliano e puntare all’innovazione.
    Ma questo ce lo possono dire tecnici molto più preparati di me.

  6. Caro Roberto, perdonami se rispondo in ritardo. E, per di più, con un altro ritaglio!
    Sono abbastanza d’accordo con Giuseppe Provenzano, che puoi leggere qui:
    http://www.ilpost.it/2012/01/19/provenzano-forconi/
    Lui è un tuo quasi coetaneo. Ha scritto un bel libro sulla nuova ondata migratoria dei giovani meridionali. Mi pare che raccolga (se ho capito bene) la stessa esigenza che hai espresso tu. Ma lo fa in modo più “tagliente”. Non credi?

  7. L’articolo che lei ha linkato è la miglior analisi sul movimento che ho letto, la condivido.
    Qualcuno è assente, e chi ha ridotto il settore agricolo alla fame e anche chi indisturbato propone soluzioni (discutibili per modi e tempi).

    Tra l’altro ho appena letto che gli autotrasportatori domani si ritirano, gli agricoltori rimangono. Sono sempre l’ultima ruota del carro e pagheranno anche il conto visto i quintali di latte e ortaggi che non potranno vendere.

    Dovrebbero sfilare per le città e regalarli!

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