Storie di paesaggi priolesi 3. Gemma: del malato falansterio

Terzo episodio di Storie di paesaggi priolesi.
In sei minuti Gemma racconta il suo paesaggio. Gemma è studentessa che ha deciso di scappare da Priolo perché arrabbiata e amareggiata dall’assurda immobilità dei suoi concittadini. Ascolta la sua storia per capire come si cresce a Priolo tra fabbriche e piazzette piene di droga. Storie di paesaggi priolesi è stato scritto da Salvo Messina, voce e montaggio di Roberto Sammito


Gemma la incontro per caso, mentre giro di casa in casa a fare le interviste. Ci incrociamo mentre rincasa, ed io citofono a casa sua.
“Quello è il mio campanello, serve qualcosa?”

Io le dico chi sono, le racconto del mio lavoro, della mia ricerca e le chiedo se posso farle qualche domanda su Priolo e su come si vive da queste parti.
“Scusa, se vuoi conoscere Priolo perchè non ci facciamo un giro, mica lo puoi conoscere dentro casa mia?” mi dice Gemma.
“Già, hai ragione… perchè no?” Le rispondo.

Gemma, ha 25 anni ed è nata a Priolo, ma studia al Dams di Bologna. È qui per le vacanze estive. È sveglia, mi piace. Non so come arriviamo a parlare di un libro di Erri De Luca Non ora, non qui. Ma piace ad entrambi.
“Questo libro mi ha fatto piangere come una fontanella, è un libro di ricordi ed io penso che nei ricordi noi troviamo le nostre favole, i nostri racconti e le nostre avventure più o meno piacevoli.”
In effetti, le spiego, è quello che faccio io, raccolgo storie avventure di persone legate a Priolo.

“Allora ti racconto la mia storia, i miei ricordi qui. Hai la macchina?”
“Certo, andiamo”.
“Sono nata qui, a Priolo. Mio padre, ha una piccola azienda industriale legata all’indotto dell’ISAB, produce cuscinetti a sfera, mia madre insegna a Siracusa, storia e filosofia. Ho un fratello, di 29 anni che lavora con mio padre. Ho passato tutta la mia adolescenza a progettare la fuga da questo schifo. Ogni giorno, ogni ora sognavo di lasciare Priolo per sempre.”

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Un pensiero su “Storie di paesaggi priolesi 3. Gemma: del malato falansterio

  1. E’ brutto leggere lo sconforto di noi ragazzi siciliani che ci spinge a cercare il futuro altrove. Ma è ancora più brutto leggere che siamo proprio noi giovani a aver perso la speranza di cambiare le cose che non ci piacciono. Dovremmo avere più fiducia in noi, non mollare e continuare a lottare, anche se sono cosciente che non è affatto facile in una terra come la nostra.

    Fabio.

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