Windows on the world

In molti ci hanno ripetuto che si può viaggiare da fermi, anche stando seduti sulla propria sedia. Si può viaggiare con la fantasia, girare il mondo grazie ad immagini video o attraverso la storia raccontata in un libro. Non so in quanti ci hanno mai pensato, ma si può viaggiare per il mondo anche passeggiando dentro una serra se questa si chiama Glasshouses e si trova nel Royal botanic garden di Edimburgo. L’enorme serra, come si legge nella mappa per i visitatori, è una windows on the world.

Il Royal garden si trova ad Inverleith, un quartiere a mezz’ora di passeggiata dal centro. Mentre camminavo per raggiungerlo il sole splendeva sulla mia testa ma per un motivo a me sconosciuto per due volte sono stato investito da raffiche di vento e grandine. Pochi minuti, il tempo di accorgermi che grandinava sotto il sole e poi tutto tornava normale. Rimaneva il vento mentre quei micro cristalli di ghiaccio si scioglievano sull’asfalto.
Cartina alla mano, arrivo all’orto botanico di Edimburgo. Avevo davanti a me una cattedrale della biodiversità che da metà dell’ottocento ospita piante di ogni genere, studiosi, giardinieri e turisti. In realtà, il Royal garden è stato fondato nel 1670 ad Holyrood, questo ne fa il secondo più antico giardino botanico in UK.

Leggo nella mia guida che sono presenti oltre 15 mila specie di piante e capisco subito che non potrò vedere tutto. Giro per il parco senza una precisa meta, mi ritrovo nel Chinese Hillside circondato da piante di orgine cinese. Scopro così che il Pine tree è un albero molto importante per i cinesi, con il suo legno fanno decine di cose. In lontananza vedo una enorme serra. Di serre ne ho viste a centinaia in vita mia ma una così grande non mi era mai capitato di vederla.
Una porta si apre, escono dei signori e io entro. Mi ritrovo circondato da piante della zona temperata. Sopra la mia testa c’è un ponte, porta verso la rainforest. Decido che è lì che voglio andare ma per farlo devo uscire e salire delle scale. Esco, salgo, arrivo davanti alla porta e scopro che non posso entrare perché sono davanti ad un’uscita d’emergenza. Per visitare la foresta pluviale devo andare all’ingresso, pagare un biglietto e seguire il percorso guidato.
Ero riuscito ad entrare senza pagare e non me ne ero nemmeno accorto. Quando ho letto quel cartello non mi preoccupava il costo del biglietto ma la distanza dal punto in cui mi trovavo e l’ingresso.

Davanti la Glasshouses mi accoglie una pianta fossile lunga circa dieci metri e un gattone nero in cerca di coccole.
Entro nella Casa delle palme, è la più alta della Gran bretagna e le foglie di una pianta toccano il soffitto. Chissà se a quell’altezza è al riparo dagli attacchi del punteruolo rosso. Tra decine e decine di palme ci sono anche tante bellissime orchidee.
Sono circondato da tantissime piante diverse. Ce ne sono alcune piccolissime, a pochi millimetri dal suolo, e altre altissime. Alcune sono volanti, mentre altre hanno fiori coloratissimi. Attraverso tre serre e in ognuna di esse c’è un clima diverso. Dalla ventilata e fresca Palm house alla serra delle palme tropicali ci sono alti livelli di umidità e tanti gradi di differenza. Comincio a sudare un po’. Avevo addosso i vestiti per affrontare il vento scozzese, non immaginavo che mi sarei trovato in mezzo al caldo umido delle foreste tropicali.
Dalle foglie scivolano gocce di acqua.

Quando entro nella rainforest l’aria si fa più pesante e l’umidità sarà stata a livelli che non avevo mai sostenuto prima. Passeggiare nella serra era come trovarsi in una foresta della Papua Nuova Guinea o in Sud America. Intorno a me piante mai viste prima. Tonalità di verde ovunque, ogni tanto spuntava qualche fiore colorato. In sottofondo lo scroscio dell’acqua.
In totale sono passato da dieci serre, in ognuna di essa piante diverse, climi diversi. Camminare nella Glasshouses significa passare dentro la foresta amazzonica, sulle pendici indonesiane, nell’umida foresta Australiana e nei desertici suoli Arabi fino a ritrovarsi in uno spazio senza tempo, la Fern forest (foresta di felci). Con qualche piccola differenza sono passato sotto grandi alberi di felci come facevano i dinosauri centinaia di milioni di anni fa. Non stupisce a questo punto il commento di un visitatore: «it look like Jurassic park!».

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