Il nespolo secondo me

Aldo è un giardiniere che ama raccontare storie, Sara una giovane docente a contratto in scadenza e Marco uno studente con “visioni divergenti”. Questi tre personaggi sono nati in un pomeriggio dello scorso giugno nel giardino dei novizi dell’ex Monastero dei Benedettini di Catania e sono finiti in un racconto amaro.
Ero sotto l’albero di carrubo del giardino con un manuale di psicologia sociale sulle ginocchia e con poco interesse per le teorie motivazionali. Data la scarsa voglia di studiare cominciai a pensare ad altro, ad una storia con giardinieri, professori e studenti. Aldo, Sara e Matteo uscivano dai miei pensieri e prendevano vita sotto il nespolo.

Poco dopo il senso del dovere e l’imminente esame mi riportarono nel fantastico mondo della psicologia. La stessa sera, però, Aldo, Sara e Matteo sono tornati a trovarmi, e come un Geppetto digitale decisi di scolpire le loro storie. Al posto di legno e scalpello, una tastiera e lo schermo del computer.

Stavo scrivendo una storia per Raccontare il monastero, e la colpa era degli organizzatori che avevano prorogato la data di scadenza per la consegna degli elaborati. Scrissi qualche pagina, e le inviai a due persone. Avevo bisogno di conferme, volevo il parere di un lettore. Ma anche più di uno. Decisi di inviarlo a due amiche. Ad una lo inviai perché da settimane provava a convincermi a scrivere e ad un’altra perché già in passato era stata spesso mia consulente di scrittura.

Entrambe le loro risposte furono positive. La prima mi disse: «sei un disgraziato, sono settimane che ti dico di scrivere il racconto per il concorso, e tu l’hai scritto adesso che ho l’esame». Ma dopo avermi dato del disgraziato, mi ha anche detto che le storie si fanno leggere d’un fiato e che le descrizioni sono piene di luce. Cominciavo a pensare che ci potevo riuscire. Mancava ancora la fine, il racconto era tutto da rivedere ma potevo farcela.
L’amica a cui chiedo spesso consigli per la scrittura mi invitò a continuare, il racconto le era piaciuto ma cosa più importante era disposta a farmi da “consulente artistica”. Una pacchia!

Mi ero convinto, avrei continuato a scrivere.

Sotto consiglio della consulente ho eliminato (per fortuna) Berlusconi dal racconto (si, c’era un riferimento al premier) ho tagliato delle parti, ne ho aggiunto altre. Poi ho ripreso le parti eliminate, ma poi le ho tolte nuovamente. Non tutte, qualcuna è rimasta. Insomma, l’ho letto e l’ho riletto. L’ho corretto e fatto correggere. Ho fatto in modo che Marco non mi assomigliasse per niente.
Mancava solo il titolo, e un altro paio di letture. Inviai il racconto ad altri due amici.

Ormai c’ero quasi, era pronto. L’avrei consegnato. Avevo tra le mani un racconto un po’ triste ma venato d’ironia.
L’ho messo in una busta enorme e l’ho lasciato in segreteria di presidenza.
Dopo ne ho stampato tre copie, ho creato la copertina e ne ho fatto una versione artigianale. Molto artigianale.

Qualche mese dopo mi chiamano per annunciarmi che il mio racconto è stato premiato con il secondo posto. Mi chiamano ma io non rispondo, il cellulare l’ho dimenticato in radio. Quando mi accorgo delle due chiamate senza risposta richiamo ma digito male il numero e parlo per dieci minuti con un dipendente dell’università che ovviamente non sapeva chi fossi, nè cosa volessi. Per fortuna l’organizzatrice del concorso decide di venirmi ad annunciare la vittoria di persona, se avesse aspettato la mia telefonata sarebbero passati mesi. «Il tuo racconto è stato premiato con il secondo posto, mi dice. «Era previsto solo un premio ma visto che ci è piaciuto abbiamo deciso di premiarti istituendo il secondo posto», aggiunge. Sorrido con tutti i denti che ho.
Il giorno dopo mi premiano in facoltà, sono contento. Racconto storie (alcuni direbbero minchiate) ogni giorno se una di queste viene premiata non può che farmi piacere.
Adesso aspetto il mio premio, non vedo l’ora di fare shopping in libreria.

Ora, se per caso vi fosse venuta voglia di leggere Il nespolo potete cliccare qui o andare nel menù del blog in alto a destra.

 

Contenuti extra.
Annuncio dei vincitori di Raccontare il monastero
Step1 & Zammù, dal 2004 sforniamo talenti
Raccontarono (e basta)

Durante lo scambio di mail con i primi lettori inventavo finali alternativi a quello ufficiale. Ve ne propongo uno.
alla fine del racconto si scopre che Aldo è un vampiro che lotta i testimoni di Geova. Nello scontro finale, al Barabarabeach, vincono i testimoni di Geova ma Aldo non muore. Tornerà nel sequel.
Sara è la madre di Matteo.
Matteo ha un fratello gemello che però non è figlio di Sara, ma hanno lo stesso padre.
Nella narrazione interviene Gargamella e ci prova con Sara che essendo stata lasciata dal fidanzato si butta tra le sue brutte braccia.
Alla fine si ritrovano tutti a piazza Borgo, da lì parte una navicella per un pianeta a noi sconosciuto. Devono lasciare il mondo che è stato invaso dai precari dell’università!

Questo finale è stato bocciato da tutti, ancora non mi spiego il perché. C’è un altro finale alternativo che per motivi di sicurezza nazionale non posso svelare integralmente. Posso dire che in questo ci sono docenti, studenti, cronisti di Radio Zammù e Step1 che assistono alla decapitazione dell’autore del racconto. Proprio nel momento in cui il boia sta compiere l’insano gesto intervengono la Madonna delle milizie e il Cristo risorto per salvare il giovane.
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2 pensieri su “Il nespolo secondo me

  1. Il terzo finale.
    Tra tutti,lo ammetto, è quello che preferisco! Ma il racconto,hai fatto bene a presentarlo con il finale definitivo.
    Racconti belle storie lo sai? 🙂

    (Ma se nella terza opzione avessi incluso anche un incontro tra il Gioia,la Madonna e Garibaldi a cavallo, che poi si scopre borbonico, dici che il primo premio non te lo avrebbero dato?)

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