Una Catania normale

A volte, quando esco di casa, mi capita pensare a come sarebbe Catania senza traffico, senza spazzatura per le strade e senza tutti i suoi difetti. In quelle occasioni penso ad una città diversa o semplicemente ad una Catania normale.

L’altra mattina ho chiuso gli occhi e l’ho immaginata, la Catania normale.

Chiudo il portone verde di casa mia e monto sulla bici. La strada è stranamente più larga del solito, mancano le auto parcheggiate sui marciapiedi ai lati di via Cibele. Davanti al vecchio supermercato chiuso non c’è il solito cumulo di spazzatura. Supero piazza Bonadias. Al posto dei pescivendoli e dei fruttivendoli abusivi ci sono delle piccole botteghe curate e pulite. Costeggio lo stadio Massimimo fino in via Fava. C’è una pista ciclabile. Persone in bicicletta mi superano, suonano il campanello, mi fanno cenno di muovermi o farmi da parte. Ci sono poche macchine e tante biciclette. Rimango immobile per qualche minuto. Stupito e affascinato.

In viale Mario Rapisardi non c’è la solita coda di macchine e vecchi autobus, i semafori funzionano. Ai lati della strada ci sono alberi e vasi pieni di fiori. Le fermate degli autobus sono piene di gente. Vedo delle persone che buttano della spazzatura, tutti hanno più di un sacco, stanno differenziando i rifiuti.
Pedalo per via Filzi, supero l’ospedale Garibaldi che sembra stato tirato a lucido la notte precedente, arrivo in piazza Montessori e mi stupisco della cura che degli operai del comune riservano agli alberi e alle aiuole. Sono scomparse le baracche della frutta e i paninari con il gagliardetto del Calcio Catania.

Per le strade non ci sono cantieri aperti, nè operai che stendono strisce di asfalto sulle tante buche di Catania. Il manto stradale è perfetto, niente scaffe. In alcuni casi sono rispuntate fuori anche le vecchie basole.
Poco dopo leggo su un cartello “zona a traffico limitato”, abbasso lo sguardo, mi giro verso la strada e mi accorgo che il divieto viene fatto rispettare. Sono in via Plebiscito. Non ci sono auto che circolano nè venditori di carne di cavallo sul ciglio della strada. Faccio il giro dell’isolato e arrivo in piazza Dante. Sembra enorme.
E’ un bel parco, tanto verde e nessun parcheggiatore abusivo. Un bus navetta mi passa a fianco, si ferma pochi metri più giù e fa scendere un bel gruppo di persone. Studenti, professori e turisti  marciano verso il l’ex Monastero dei Benedettini.

Sto sognando bene. Tanto vale continuare.
Decido di andare verso via Etnea e il Duomo. Giro in via Vittorio Emanuele.

Chi spacchiu fai? Unni talì? Arrusbigghiti tu e sa minchia i bicicletta.
Un tizio con la frangetta gellata mi urla contro. Il sogno è svanito.
Tutto è tornato sporco e caotico. Un parcheggiatore abusivo mi dice di farmi da parte, deve far parcheggiare una signora e il suo Suv.
E’ tornata la solita Catania, fino al prossimo sogno.

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