Catania, primo ateneo d’Italia a numero chiuso

IL CASO/ L’università etnea è l’unica ad avere istituito il numero programmato per tutti i corsi di laurea. Circa 3000 studenti dei 12.263 che partecipano ai test d’ammissione resteranno fuori. Il delegato alla didattica: “è stata una scelta obbligata”.

Articolo pubblicato sul numero di settembre di Universitinforma

Sono stati gli aspiranti ingegneri a dare il via, il primo settembre scorso, ai test per accedere ai primi anni dei corsi di laurea triennale e magistrale dell’ateneo di Catania. Da quest’anno, infatti, tutte le facoltà dell’ateneo etneo sono a numero chiuso e per potersi iscrivere è necessario superare un prova. Hanno fatto domanda di partecipazione 12.263 ragazzi per 9.270 posti a disposizione. Per alcuni corsi la competizione è più serrata per via delle alte domande di ammissione e dell’esiguità di posti. Basta un veloce calcolo per capire che per circa tremila giovani non ci sarà possibilità di studiare a Catania.

Più che i numeri a colpire è un altro dato, solo l’ateneo catanese ha deciso di istituire il numero programmato per tutti i corsi. Mentre negli altri atenei italiani sono solo alcune le facoltà che prevedono uno sbarramento iniziale al numero degli iscritti a Catania si è deciso di limitare l’accesso per tutte le dodici facoltà attive. “Non è una scelta dell’università di Catania, noi abbiamo solo rispettato la legge che dice che bisogna avere risorse adeguate al numero degli studenti”, ha affermato il professor Giuseppe Cozzo delegato alla didattica dell’ateneo di Catania. “È stata una scelta obbligata. Non possiamo dare spazio ad una domanda che supera le risorse a disposizione. Senza numero chiuso rischiavamo di mettere in crisi il sistema. Se un corso di laurea procede con dei numeri superiori alle risorse in pochi anni si rischia di perdere il valore legale del corso”.

Quindi, gli atenei che non hanno previsto il numero chiuso per tutte le facoltà hanno adeguate risorse per ospitare tutti gli studenti che si iscriveranno, e tra questi potrebbero esserci quanti non riusciranno a superare lo sbarramento nell’ateneo etneo. A Catania, la situazione varia da facoltà in facoltà. Possono stare tranquille le 391 aspiranti matricole di Agraria, per loro il posto è assicurato per via dei 450 posti disponibili. Poche lamentele anche da Giurisprudenza dove sono 1582 studenti a contendersi 1250 posti. Decisamente più difficile la competizione per l’accesso alle facoltà di Chimica, Economia e Farmacia dove uno studente su due rimarrà fuori. La difficoltà per l’accesso a Medicina e alle altre professioni sanitarie è ormai nota, meno nota è la competizione per l’ingresso alla facoltà di Scienze biologiche, dove sono oltre mille e quattrocento studenti a contendersi 250 posti. Ogni studente ha scelto a quali e quante prove partecipare senza nessuna limitazione, segnalando l’ordine di preferenza dei corsi di studio. Se non riusciranno a superare l’esame per l’ammissione al corso di laurea preferito potranno sempre ripiegare su altri.

“Abbiamo cercato di ridurre le conseguenze negative dando la possibilità di fare più test. Non ci fa piacere rinunciare a circa 3000 studenti, sia perché vorremmo far studiare tutti sia perché questo incide dal punto di vista economico”, ha dichiarato il professor Cozzo. “Secondo me gli studenti preparati entreranno, questi numeri non creano grande squilibrio. L’esperienza ci dice che il 20 percento degli studenti iscritti li perdiamo già al primo anno, saranno questi ad avere maggiori difficoltà con i test”. Il nuovo sistema ha raccolto numerose critiche, il Coordinamento unico dell’ateneo di Catania formato da professori, ricercatori, precari e studenti, ha manifestato vestendosi di nero davanti alla sede de Le ciminiere dove si sono svolti i test. I componenti del Coordinamento hanno voluto informare gli studenti sul cammino universitario che li attende, spiegando i motivi della loro opposizione al Ddl Gelmini e alla manovra finanziaria.

Lo stato dell’università preoccupa anche il professore Cozzo, secondo cui: “al momento il problema del numero chiuso non è il più preoccupante. Il sistema in Italia è in crisi, o si investe o si chiude. Con questi indirizzi l’università è destinata a morire. Ci sono già università in grosse difficoltà, Catania nei prossimi anni potrebbe avere un budget sufficiente solo per gli stipendi dei dipendenti e niente per il resto. Gli investimenti sono stati tagliati, più tagli meno posti per gli studenti. Il numero chiuso è quindi solo una conseguenza di indirizzi nazionali più ampi.

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