Rotta verso Marzamemi

Un grande bastione di pietra bianca levigato dalla salsedine e accarezzato dall’ombra di un albero proprio davanti al mare azzurro di Marzamemi è stato il posto che mi ha accolto appena arrivato nel piccolo borgo marinaro. Lì ho steso il mio telo mare e mi sono fermato per riposarmi e pranzare. I dubbi che mi accompagnavano dalla partenza li ha portati via la leggera brezza che soffiava e si sono dissolti tra la schiuma del mare. In quel momento sapevo che ne era valsa la pena.

Durante le salite, mentre il sole infuocava la campagna intorno e gocce di sudore solcavano il mio volto più volte mi sono chiesto: ma non sarà stata una minchiata partire in bici per andare a Marzamemi? Cinquanta chilometri, per un ciclista della domenica senza nessun allenamento come me, non sono troppi? Poi guardavo cosa mi circondava e dimenticavo che dovevo rispondermi, aspettando che fosse il mare all’arrivo a darle le risposte.

Prima della partenza il morale era alto e la forma fisica sovrastimata. Del resto il viaggio era stato curato nei minimi particolari la sera prima davanti alla terza bottiglia di birra Moretti. “Si parte alle 9.30 e per l’una dovremmo arrivare”. Davanti alle birre eravamo in quattro o cinque, al mattino ci siamo ritrovati in due.

La strada ci mette davanti subito la salita più difficile. Partendo da Scicli ci troviamo a circa cento metri sul livello del mare, ci tocca salire fino a circa 350 metri s.l.m. Il punto più alto è segnato su una pietra miliare sulla Modica-Ispica. Pedalata dopo pedalata cerchiamo di non pensare alle salite, preferendo osservare la campagna ragusana piena di carrubi e di piccoli allevamenti di mucche. Quando la salita finisce e ci troviamo sulla statale 115, prendiamo fiato e beviamo litri d’acqua.
Intorno a noi il giallo è il colore che domina. I campi sono coperti da ciò che rimane del grano che è stato mietuto, sembrano dei dipinti, quasi perfetti, quasi finti.
I muscoli diventano sempre più duri per la fatica, per fortuna ci aspettano alcuni chilometri di pianure e discese giù fino a Ispica. Siamo a circa metà del tragitto, per fortuna il morale segue la curva della fatica e si alza metro dopo metro fino al confine tra le provincie di Ragusa e Siracusa. Dopo, il passo rallenta e Marzamemi sembra allontanarsi piuttosto che essere sempre più vicina.

Arrivati a Marzamemi rimango colpito dal blu del mare che per tutto il tragitto era solo una linea azzurrina, sottile, in fondo al giallo della campagna. Siamo stanchi ma un po’ del borgo lo vogliamo vedere. Il porticciolo, le barche, la piazza centrale dove è stato girato Sud di Salvatores e chissà quanti altri film. Mi stupisce l’alternanza tra vicoli molto curati e altri che sembrano abbandonati.
Ci fermiamo per riposarci e per pranzare, ci stendiamo davanti al mare e non sentiamo il bisogno di nulla. Dormiamo un po’.

Nel pomeriggio torniamo ad essere gli stessi della sera prima quando davanti alla birra pensavamo al viaggio in bici. Anzi siamo di più: si sa le macchine sono capienti. Arriva il momento di scoprire la spiaggia prima di trascorrere la notte in piazza per l’ultima serata del Festival di cinema di frontiera. Tanta gente assiste alla premiazione del cortometraggio vincitore, Habibi, prima di abbandonarsi alLa musica più comica del mondo con Franco Maresco e Salvatore Bonafede, pianista, che crea live la colonna sonora a scene tratte dai lavori del regista palermitano, da Cinico tv fino ai Migliori nani della nostra vita. Lo spettacolo non poteva non essere aperto che da uno sketch celebbellivo.

La notte trascorre tra i vicoli di Marzamemi tra musica e amici incontrati per caso. Il cielo comincia a schiarirsi, l’alba ci sorprende. Mentre beviamo l’ultimo whisky e cola ci accorgiamo che il bastione su cui abbiamo riposato all’arrivo ospita Roy Paci mentre con la sua tromba suona insieme alle onde. Sono le 6.00. Siamo stanchi, forse è il momento di riposare.

31 luglio 2010

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