Ricordiamoci di lui, ma solo una volta l’anno

Vi è stata una delega totale e inammissibile nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine a occuparsi esse sole del problema della mafia […] E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no ! […] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quell’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto”. [Paolo Borsellino]

Che effetto fanno queste parole su chi si appresta a celebrare Paolo Borsellino ma prima ha appoggiato Salvatore Cuffaro, Marcello Dell’Utri e la vasta schiera di politici condannati, indagati o vicini alla mafia? E non mi chiedo l’effetto di queste parole solo sui politici e gli amministratori, anzi, mi interessa di più il cittadino che ha votato Cuffaro o Berlusconi ma allo stesso tempo piange per la morte del giudice palermitano. Lo cerco, il nesso, ma non lo trovo. Forse non c’è.

Ci si ricorda di Borsellino, Falcone e le altre vittime della mafia, solo una volta l’anno. Per gli anniversari. Nel giorno del ricordo ci si costerna, s’indigna, s’impegna poi si getta la spugna con gran dignità. Poi, nella vita di tutti i giorni, si votano i mafiosi, o chi li appoggia, e se si può gli si chiedono i favori con buona pace di tutte le vittime.

E allora non posso che essere d’accordo con Salvatore Borsellino che, insieme al Popolo delle agende rosse, difende ogni giorno la memoria del fratello. E’ passato un anno da quando ci siamo ritrovati tutti a Palermo, in via D’Amelio, per impedire che quel luogo, reso sacro dal sacrificio di Paolo e dei suoi ragazzi, venisse ancora una volta profanatoProfanato dagli avvoltoi che, tornando sulla scena del delitto, arrivano come ogni anno ad assicurarsi che Paolo sia veramente morto. Ad assicurarsi che non possa più mettersi di traverso rispetto ad una ignobile trattativa stretta tra Stato e antistato della quale oggi continuiamo a vedere gli effetti ed a pagare le conseguenze. Ad assicurarsi che possano continuare a godere i frutti di quel patto scellerato e continuare a pagare le cambiali contratte per concludere quel patto.

L’anno scorso, in via D’Amelio abbiamo per la prima volta stretto in mano e levato al cielo le nostre Agende Rosse e, per la prima volta, nessun rappresentante delle Istituzioni ha avuto il coraggio di arrivare in quella via.
Nessuno di loro è venuto a deporre quelle corone di fiori che non avremmo accettato fossero poste davanti alle foto di Paolo, di Agostino, di Claudio, di Emanuela, di Vincenzo, di Walter, i nostri eroi.
Se qualcuno di loro fosse arrivato lo avremmo dirottato su una riproduzione della tomba di Vittorio Mangano, il loro eroe. [Leggi tutto]

Foto: Repubblica.it

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