«Il mio sogno? Morire in Sicilia»

INTERVISTA / Conclusa la prima parte del tour che lo sta portando in giro per l’Italia, Lello Analfino, leader dei Tinturia, si racconta ai microfoni di Radio Zammù e parla del nuovo album Di mare e d’amuri e del forte legame con la sua terra.

«Il mio sogno? Morire in Sicilia»
di Roberto Sammito
Sei siciliano se possiediun disco dei Tinturia. Ovviamente masterizzato». Questa frase si è diffusa su Internet attraverso blog e mail che riportano un elenco di tratti caratteristici dal titolo «sei siciliano se…». E tra i tratti caratteristici della Sicilia e di chi la abita, gli utenti di Internet hanno deciso di inserire anche i Tinturia e la loro musica. Se c’è qualcuno che non ha nemmeno un album della band sicliana è il momento di acquistarlo. Infatti, dopo quasi 10 anni dal loro primo disco Abusivi (di necessità) il 28 marzo scorso è uscito Di mare e d’amuri, quinto album del gruppo. Ad accompagnare l’uscita dell’ultimo lavoro un tour che ha portato il gruppo siciliano a girare l’Italia da Nord a Sud.

Chiusa la prima parte della loro tournée, i Tinturia adesso si stanno dedicando all’allestimento del nuovo spettacolo per i prossimi live e alla promozione del disco. Anche per questo motivo Lello Analfino, voce dei Tinturia, è stato ospite di Radio Zammù lo scorso aprile (l’intervista ai Tinturia può essere ascoltata navigando sul sito http://www.radiozammu.it nella sezione on-demand). Un’occasione per parlare dell’ultima fatica discografica della band. Di mare e d’amuri contiene undici tracce, tra cui una rivisitazione della canzone di Domenico Modugno Lupisci spada. «Per i Tinturia Domenico Modugno rappresenta un precursore, perché lo stesso percorso che noi seguiamo oggi, Modugno, lo aveva già anticipato negli anni in cui in Italia imperversava quel pop melanconico alla Toni Dallara o Claudio Villa. Modugno piegava quel tipo di pop alla musica dialettale, lui cercava di riprendere i dialetti di Puglia, Sicilia e Campania attraverso le canzoni. Questo percorso va premiato: non bisogna dimenticare mai da dove veniamo», dice Lello Analfino. Che a più riprese si sofferma a fare una riflessione sui siciliani di oggi. Questa voglia di indagare la società contemporanea si nota in De-generazione, pezzo che vede la partecipazione di Peppe Cubeta cantante dei Qbeta (che suoneranno a Catania per il Festival delle radio universitarie 2008, il 29 maggio, ndr). «In questa canzone me la piglio – spiega Lello Analfino – col nostro modo di essere siciliani. In Sicilia in alcuni casi si pensa ad ostentare le ricchezze, ma io parlo di Sicilia come specchio di un’intera nazione. Oggi si pensa di più ad avere qualcosa invece che essere qualcuno. Paradossi che ti fanno riflettere sul mondo in cui viviamo. È anche colpa della tv che ci propinano. Meglio spegnerla, uscire di casa o leggere un bel libro».

Sono vari i temi trattati nelle canzoni dei Tinturia. In Abballu senza sballu, ad esempio, la band consiglia un modo sano di divertirsi, senza eccessi. «Abballu senza sballu è la continuazione del concorso Torna sanu a casa ca a mamma ti vasa che noi lanciammo per scherzo nell’album Nessuno è perfetto – racconta Lello -. In questa canzone proponiamo una soluzione allo sballo, cioè la voglia di flirtare e corteggiare. È questa è la droga più bella ». Tante e poliedriche le collaborazione al nuovo album: per esempio Paolo Hendel che ha prestato la sua voce per Dimmi che per me c’è il meglio e Massimo Busa degli Alì Babà che canta in Di mare e d’amuri. «Dimmi che per me c’è il meglio elenca le cose che più un uomo vuole oggi in Italia, è un pezzo di protesa, è un pezzo politico, però come la protesta e la politica che fanno gli italiani. Alla fine va a finire tutto a tarallucci e vino. Di mare e d’amuri, invece, è l’inno alla Sicilia. Questa canzone è il sunto di tutto il bene che vogliamo alla nostra terra e ai siciliani e al fatto che noi vogliamo restare in Sicilia. Io ci voglio morire in uesta terra», afferma il leader dei Tinturia.

Ma i Tinturia sono più vivi che mai in questo momento. E Lello trova anche il tempo di dedicare il pensiero agli studenti universitari. «L’ambiente universitario italiano è bellissimo, è fantastico, è fatto di gente che ancora ha dei sogni nel cassetto, che ha voglia e speranza di poter fare delle cose. Purtroppo non tutti riescono a realizzare i propri sogni, però devo dire che c’è gente che ha la forza di sognare un mondo diverso, un mondo basato sulla meritocrazia».

Tratto da Universitinforma mensile di informazione universitaria.
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