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Catania, migranti contro la sanatoria truffa

10 dicembre 2011

Catania – Erano circa trecento i migranti scesi in piazza lo scorso 9 dicembre contro quella che hanno definito sanatoria truffa. Nel 2009 oltre 3000 stranieri hanno presentato la richiesta per regolarizzare la loro posizione grazie ad una sanatoria che permetteva di ottenere il permesso di soggiorno per tutti coloro avessero trovato un lavoro come colf o badanti. Dopo due anni sono centinaia le pratiche inevase e altrettante quelle bocciate con motivazioni che i manifestanti ritengono pretestuose.
Chi ha partecipato alla sanatoria ha pagato 500 euro per istruire la pratica e successivamente, in molti, si sono trovati a dover sostenere anche le spese legali per ricorrere contro le bocciature.

Il corteo, partito da Villa Bellini, ha sfilato per via Etnea fino alla sede della prefettura dove una delegazione formata dai rappresentati delle diverse comunità di stranieri e i rappresentanti della Rete antirazzista catanese hanno incontrato il prefetto. Intanto, fuori i migranti ribadivano le loro richieste. Tutti seduti ascoltavano i rappresentanti delle diverse comunità, gli interventi venivano scanditi in italiano, inglese, francese e arabo affinché tutti potessero capire.


Il volantino diffuso dalla Rete antirazzista catanese

Dopo le mobilitazioni della fine dell’anno scorso i migranti ritornano in piazza per rivendicare il loro diritto alla libera circolazione ed alla piena regolarizzazione. Nella nostra provincia risiedono circa 26.000 migranti ed oltre 3000 hanno richiesto nel settembre 2009 di regolarizzarsi come colf o badanti, non essendoci altra opportunità. Ciò ha costretto i lavoratori nell’agricoltura e nell’edilizia, i venditori ambulanti a trasformarsi in badanti, vittime del mercato dei contratti in mano alla criminalità organizzata, che li ha derubati ed ingannati. Dopo oltre 2 anni sono centinaia le pratiche ancora inevase, ed ancor di più le pratiche definite negativamente con motivazioni pretestuose. Praticamente si infierisce contro le vittime e marginalmente contro i carnefici. In preparazione della giornata globale di azione contro il razzismo il prossimo 18 dicembre (www.globalmigrantsaction.org) e dopo la riuscita manifestazione di venerdì scorso, riprendiamo la piattaforma delle precedenti mobilitazioni:

1) rilascio del permesso di soggiorno per chi ha partecipato alla “sanatoria truffa” ed estensionegeneralizzata della regolarizzazione a tutte le tipologie di contratto e di lavoro autonomo;

2) prolungamento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro e ritiro della circolare “Manganelli”;

3) rilascio del permesso di soggiorno per chi denuncia il datore di lavoro in nero;

4) la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti, compreso il megaCara di Mineo

5) riconoscimento del diritto di voto per chi vive in Italia da almeno 5 anni;

6) riconoscimento della cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia

LAVORO, DIRITTI, LIBERTA’  MAI PIU’ CLANDESTINI, MA CITTADINI!

Ufficio tirocini sold out

18 novembre 2011

Dopo l’ufficializzazione delle quattro date del tuor europeo che i Radiohead faranno in Italia si è diffusa rapidamente la notizia (infondata) del sold out per tutti e quattro i concerti .
In molti si sono lamentati, soprattutto su facebook. Sulla mia bacheca era tutto un:

«‎….assurdo!!! In poche ore i biglietti dei 4 concerti dei Radiohead in Italia “sold out”…merdaaaa!!! Non è possibileeee»

«Dopo 4 anni i Radiohead in Italia e i biglietti finiscono in tre ore????»

«Sono finiti i biglietti dei Radiohead? Voglio un biglietto!!!! Help me….»

In tanti manifestavano delusione per le difficoltà nel trovare il tanto ambito biglietto.
Io sorridevo, non solo perché avevo già letto che ad essere terminati erano solo gli ingressi venduti attraverso il sito della band ma, soprattutto, perché nella vita ci sono cose ben più difficili.

Un esempio?
Riuscire a prenotarsi e a farsi ricevere dall’ufficio stage e tirocini della facoltà di Lettere di Catania. Più inseguita di una rockstar, la responsabile della Sezione orientamento e formazione, riceve solo su prenotazione. Venticinque studenti il mercoledì, altrettanti il venerdì.

Ci si prenota dal sito della facoltà. Vince il dito più veloce.
Nemmeno Mike Bongiorno sarebbe riuscito ad inventare una gioco tanto efficace.
Le regole sono chiare: venticinque ogni lotteria, ci si può prenotare dopo due ore dalla chiusura del ricevimento precedente. I partecipanti sono migliaia.
L’ora X scatta alle 14:00. Alle 14:02 i giochi sono fatti, ci sono i 25 vincitori!
Loro potranno ricevere aiuto o concludere la pratica per il tirocinio. I vincitori piangono di gioia, gli altri studenti li abbracciano e si congratulano. C’è invidia e rispetto.

Solo il dito più veloce avrà l’aiuto che cerca. Benvenuto all’università baby.

Dal 5 ottobre provo ad aggiudicarmi uno di questi posti senza successo. Due volte a settimana sfido la sorte e perdo, mi ripeto ritenta sarai più fortunato.

La lotteria coincide con il mio pranzo, ho provato a mangiare davanti al pc e addirittura a digiunare ma qualcuno è sempre più veloce di me! Dannazione, sconfitte su sconfitte.

Un mio collega ritiene che sia a dir poco ridicolo che l’ufficio resti aperto solo quattro ore a settimana e riceva solo cinquanta studenti. Ha avuto pure il coraggio di dire che dovrebbe essere aperto tutti i giorni visti i tanti iscritti di Lettere. E’ diventato patetico quando ha riproposto la solita lagna: «paghiamo le tasse, questi servizi dovrebbero essere il minimo».
Si sbaglia.
E’ uno studente antico, un dinosauro in via d’estinzione. Scommetto sarà pure comunista. Non sa cogliere le sfide della nuova università.
Del resto Darwin ce lo aveva detto: solo i più adatti sopravvivono e si laureano, aggiungo io.
Io non mi lamento e vado avanti. Devo allenare i mie riflessi e il dito medio.
Non pensate male, è il dito che uso per schiacciare il tasto del mouse!

Storie di paesaggi priolesi 4 – Carmelo: il cane infame

30 ottobre 2011

Quarto episodio di Storie di paesaggi priolesi, scritto da Salvo Messina, voce e montaggio di Roberto Sammito.


Quando mi presento a Carmelo, e gli dico che sono un ingegnere, sta per girarsi e chiudermi la porta in faccia. Poi gli spiego bene la mia ricerca, la mia raccolta di voci dal territorio, a cosa servono o potrebbero servire, e lui si rilassa e sorride, strizzandomi l’occhio.

«Allora è ngigneri patticolare lei, na speci i filosofu… Mi deve scusare, ma ogni volta che un suo collega bussa alla mia porta, mi annuncia guai».

Carmelo, 65 anni, fa il contadino ed ha un appezzamento di terra nella pianura ad ovest di Priolo, nella zona di Cava Sorciaro. Ha lavorato in fabbrica per 25 anni, ma poi ha lasciato il lavoro per dedicarsi alle terra.
«Del resto la mia è sempre stata una famiglia di contadini, mi racconta Carmelo. L’unica parentesi sono stato io, che ho tentato la carriera in fabbrica… ma li faceva schifo, neanche sapevo cosa facevo, spostavo sacchi ra matina a sira… no, quella vita non faceva per me, e sono tornato a coltivare il mio terreno».

«Sa, qualche ingegnere ogni tanto viene e raccoglie qualche busta di terra o qualche litro di acqua per analizzarle, poi mi dicono che le cose non vanno e che dovrei smettere di coltivare la lattuga, ma io gli spiego che l’acqua per irrigare me la faccio portare con le autobotti, è acqua potabile, non è acqua che prendo dal rubinetto.
Lo so che qui, soprattutto d’estate, l’acqua puzza di benzina, io lo so perchè ho lavorato in fabbrica e vedevo che quei serbatoi facevano pena, avevano perdite e fuoriuscite di greggio, che finiscono nei pozzi d’irrigazione, e so che quando il livello dell’acqua di falda si abbassa ed entra la benzina, nel 2002 è capitato usciva proprio benzina è arrivata anche la televisione».

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«Libia libera». Gli echi della rivoluzione a Scicli

23 ottobre 2011

Gli echi della rivoluzione libica si fanno sentire anche a Scicli.
A due giorni dalla morte di Muammar Gheddafi tra le vie del centro del comune ibleo sono comparsi alcuni volantini che celebrano la liberazione della Libia dopo quarantadue anni di regime dittatoriale.

«Libia libera» è la scritta sul manifesto che ha per sfondo la nuova bandiera introdotta dal Comitato nazionale di transizione (CNT). La bandiera della nascente Repubblica Libica è la stessa a quella del Regno di Libia cancellato dal colpo di stato operato da Gheddafi nel 1969.
Il messaggio è stato attaccato sotto le insegne di Via Bengasi e Via Tripoli, vicino alla sede del comune e in altri luoghi spesso frequentati da nordafricani. I manifesti non sono firmati, non si trova nessun riferimento agli autori di questa iniziativa. Non è presente nessun manifesto davanti al Centro Islamico Culturale, niente nemmeno davanti ad un phone center molto frequentato dai tanti stranieri che vivono e lavorano a Scicli. Sembra proprio l’iniziativa di un semplice cittadino di origini libiche lieto degli esiti della rivoluzione.
Con la speranza che la nuova Libia possa essere veramente libera.

Intanto, oggi in Tunisia si sono chiusi i seggi per le prime elezioni libere. Chissà se anche in questo caso con qualche segno si celebrerà l’evento.

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Statali

30 agosto 2011

Per arrivare in macchina a Castelbuono (Pa) partendo da Catania la strada più ovvia da percorrere passa per l’autostrada. Però, se è agosto, se non hai fretta e se all’asfalto preferisci la natura forse è il caso di scegliere delle strade meno scontate.
Duecento chilometri di statali strette, tortuose. Lente.
Duecento chilometri di natura ora incontaminata, ora violentata.
Colline brulle e pianure coltivate.
Pezzi di terra in cui l’uomo non affonda un colpo di zappa da decenni e altri dove svettano alte pale di un impianto eolico.
E alla fine il parco dei Nebrodi con i suoi alberi di sughero con i tronchi arancioni e senza corteccia. Lì dove le lingue d’asfalto che lo attraversano sembrano discrete, rispettose.

Qualche immagine di questo viaggio.

Una giornata alla posta

2 agosto 2011

Io: Cosa hai fatto oggi?
Amico: Ho trascorso l’intera giornata a mare. E tu?
Io: Ho trascorso l’intera giornata alla posta!

Si sa, nei primi giorni del mese le banche e le Poste devono essere evitate a causa di quell’orda di anziani scalcianti in fila (disordinata) per prendere la pensione. Non sempre però le Poste possono essere evitate nei giorni caldi. Può capitare di dover pagare una bolletta il primo giorno di agosto e allora capisci che il sistema delle Poste italiane nella gestione delle “emergenze” fa acqua da tutte le parti. Almeno, questo è quello che accade alla posta centrale di Scicli.

Ieri mattina, sono andato a pagare delle bollette alla posta. Una scadenza era improrogabile, non avevo scelta. Schiaccio il pulsante A e prendo il mio ticket: numero 093 emesso alle 9.39. Immagino subito che ci vorrà un po’ di tempo, immaginavo male. Ci sarebbe voluto molto più di un po’ di tempo. Provo ad andare in un’altra posta, stesso leitmotiv. Torno sui miei passi.

Mi siedo su un gradino poco lontano dall’ingresso della posta centrale di Scicli e mi lascio andare alla lettura di Se una notte d’estate un viaggiatore. Leggere, credevo, mi avrebbe aiutato a digerire l’attesa. Passano le ore e i numeri rossi sul tabellone non scorrono.
Alle 12.30 prima del mio turno c’erano ancora una cinquantina di clienti da servire. Decido di andare a pranzo a casa. Pranzo, riposino e alle 14.30 sono nuovamente alla posta.
Mi dicono che andata via la linea, che hanno problemi con il nuovo software di gestione del sistema e che le operazioni vanno a rilento. Vado a prendere il caffè.
Mi fermo a leggere il giornale mentre poco distante da me degli operai montano il palco per il concerto della sera.
Leggo che il presidente della Repubblica Napolitano è intervenuto in prima persona per abbassare i costi della politica rinunciando ad alcuni dei privilegi che gli spettano, leggo anche che dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi del ministro Tremonti è stata aperta un’inchiesta e che per il premier Berlusconi sono giorni caldissimi visto che in tanti chiedono le elezioni anticipate come in Spagna.
Dopo la politica passo agli articoli che La Repubblica dedica a Giuseppe D’avanzo (uno è di Roberto Saviano) e a quello sulle rette dell’università italiane (troppo alte e mal distribuite rispetto alle fasce di reddito degli italiani). Ho il tempo di leggere e scoprire che il nuovo sistema di pesca dei tonni prevede che i pesci vengano “ingabbiati” a largo delle coste sarde e trascinati fino a Malta in enormi reti-gabbie in cui vengono nutriti. Dopo oltre un mese di viaggio pesano un quintale e sono pronti per essere pescati nella piccola isola mediterranea e venduti in Giappone. Nelle ultime pagine del giornale grande spazio è dato allo sport. Ho scoperto che il Catania ha acquistato un giocatore che si chiama Keko.

Quando ormai mi sentivo saturo di informazioni torno all’ufficio postale. Ero ottimista. Mi sbagliavo per la seconda volta. Erano le 15.30 e il tabellone luminoso segnava A 065, ancora troppo lontano dal mio A 093.
Trascorro il pomeriggio a sentire luoghi comuni triti e ritriti e guardo gli anziani agitarsi per l’attesa.
Si vocifera che le liquidità a disposizioni della posta stiano per finire. Gli anziani si agitano, io attendo silenzioso.
Alle 17.30 la cassiera annuncia la fine dei soldi in cassa e chiede a coloro che dovessero pagare delle bollette in contanti di farsi avanti e per rimpinguare le vuote casse. Il tutto, ovviamente, si svolge secondo la saggia legge del caos. Anziani che scavalcano anziani, neonati che urlano e che per fortuna richiamano l’attenzione sulla madre a cui finalmente viene concesso di fare la sua operazione e andare a casa a sfamare l’esausta creatura.
Anche io mi avvicino alla cassa e come tutti supero la linea gialla. Sono l’unico a venire rimproverato, mestamente faccio un passo in dietro e batto in ritirata.
Intanto, alcuni anziani richiamati dall’esterno mostrano una discreta agilità e mi superano nella fila. Sembrava uno sport nazionale, io non preparato rimanevo indietro. I ticket, magicamente, non sono più validi. Proprio quando mancavano sei numeri al mio turno.

Mi faccio avanti, supero nuovamente la linea gialla, mi porto in posizione utile per sgomitare e arrivare alla casa. Un impiegato mi riprende. Secondo rimprovero in dieci minuti. Mi arrabbio, faccio notare che stanno gestendo ogni cosa senza un briciolo di logica e mi guadagno il mio diritto a pagare le bollette.
Esco fuori esausto, gli operai avevano terminato di montare il palco e musicisti erano pronti per il soundcheck. Erano le 18.00.

Der isent no problem

22 luglio 2011

‎”There isn’t no problem in the balance of University of Catania”, il rettore dell’ateneo di Catania ha scelto l’inglese per spiegare a tutti che l’amministrazione da lui presieduta non ha problemi di bilancio. Chi sostiene il contrario è solo un facinoroso.
Quella messa in atto nei suoi confronti è una persecuzione, come accade a Silvio Berlusconi.

Leggi su Step1 (magazine universitario senza fissa dimora)
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Il dj e produttore Slaiz, sensibile ai problemi del rettore, ha deciso di aiutarlo ribadendo il messaggio con la musica: ”There isn’t no problem in the balance of University of Catania” echeggia in questo remix. Se non vi è chiaro il concetto è solo colpa vostra, studiate!

Der isent no problem è un remix di Slaiz feat. Toni Recca

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